lunedì 25 maggio 2009

Rollercoaster: ma davvero?



(Cyclone Rollercoaster, dal 1927, Coney Island, NY)

"Frenate i cavalli del mercato rialzista, l'Orso ha molti anni di vita davanti" scrive nell'occhiello dell'articolo di Randall W. Forsyth il settimanale Barron's, uno dei fogli più ascoltati e autorevoli del mercato finanziario americano.Le opinoni del "columnist" newyorkese sono drastiche: quello iniziato il 10 Marzo scorso altro non è che un rialzo fasullo in un mercato che continua ad essere improntato al ribasso. La teoria dei "green shoots" (germogli verdi) nata nel Regno Unito del 1991, ad opera del Ministro delle Finanze inglese del tempo, che poi dovette subire l'uscita della Sterlina dallo SME sotto l'attacco della speculazione internazionale (George Soros in testa) e rispolverata recentemente dagli analisti di Barclays Bank è il risultato di un'euforia insensata. "Come altro spiegare la nozione anti-razionale che un'economia che rallenta il suo declino sta in qualche modo migliorando ?" si chiede il signor Forsyth. Una possibile risposta l'abbiamo trovata nella nota settimanale di Alessandro Fugnoli, commentatore acuto e indipendente dei mercati finanziari. Il suo ragionamento si potrebbe riassumere così: è ben vero che i dati macroeconomici, cioè quelli relativi al prodotto interno Lordo, alla produzione, ai consumi, agli investimenti e all'occupazione sono ancora negativi, e non poco, tuttavia il mercato tiene conto anche di altri fattori nei suoi movimenti.

Primo: fra non molto qualche dato macro positivo dovrà saltar fuori, e sarà probabilmente sulla produzione, dove lo stop dato da molte industrie alle linee produttive prima o poi imporrà, quando i magazzini saranno troppo bassi, di riprendere a lavorare, col risultato di avere un rimbalzo degli indici; poco in linea assoluta, ma molto relativamente ad una situazione dove ogni notizia viene letta con gli occhiali rosa;

Secondo: l'economia mondiale si riprenderà; se invece di due mesi ce ne vorranno sei, o addirittura nove, poco male; in ogni caso la ripresa globale ci sarà;

Terzo: la liquidità in attesa di entrare sui mercati è enorme,e per la prima volta da lunghissimo tempo le masse dei fondi monetari americani superano quelle dei fondi azionari; appena queste montagne di denaro torneranno in gioco, i mercati saliranno a razzo;

Quarto: la doppia paura di deflazione e inflazione si è molto attenuata: sappiamo che alla deflazione non daranno tregua banche centrali e governi, e che l'inflazione, con un sistema produttivo scarico e sottoutilizzato non può alzare la testa velocemente.

Quinto: il dollaro è debole (sta veleggiando verso 1,40 contro un Euro) nonostante l'America stia equilibrando il suo interscambio con l'estero, e questo aiuterà gli Stati Uniti e il primo mondo.

Sesto: le condizioni complessive dei mercati continuano a migliorare, e continuano in tutto in mondo, specialmente negli USA, gli aumenti di capitale delle banche.

Chi avrà ragione ?

Randall Forsyth continua il suo pezzo proponendo la teoria di Louis Yamada, ex analista tecnico di Smith Barney (banca di investimento acquistata negli anni '90 da Citigroup) ed ora in proprio come LY Advisors. Yamada dice che l'intera vicenda della borsa di questo decennio somiglia a quella degli Anni Trenta. Ad un primo enorme scrollone fanno seguito alcuni anni di ripresa ma il trend decennale è sempre negativo. Quel che è successo dal 1938 al 1942 potrebbe ripetersi oggi.Vi proponiamo per rendere la cosa breve e chiara il grafico riportato da Forsyth.



Se dovessimo prendere partito, propenderemmo oggi per una posizione mediana tra le due, ma più vicina a quella di Forsyth.

CONCLUSIONI
Ai prezzi attuali i mercati azionari sono forse poco cari nel medio lungo termine, ma non certo a breve. La percentuale di azionario del portafoglio non dovrebbe andare oltre il 5-10 % ed essere molto selettiva.Il resto in parcheggio a rendimento basso e super sicuro (monetario, titoli di Stato) o rendimento dignitoso ma sempre di qualità (corporate da AA- in su). Senza dimenticare i fondi di fondi hedge.

Stelvio Bo

P.S. Sono graditi commenti e osservazioni dei lettori

www.bonoplus.it

martedì 28 aprile 2009

TEMPOREGGIARE E ORGANIZZARSI

(Quinto Fabio Massimo Cunctator, Castello di Schonbrunn)
Nella difficile arte della guerra esiste anche chi è diventato famoso per la sua abilità nel tenersi in contatto col nemico senza però ingaggiare battaglia, attendendo con pazienza e calma il momento migliore per iniziare le ostilità. Così Quinto Fabio Massimo, detto "cunctator", cioè il Temporeggiatore, tendeva a sfiancare il generale cartaginese Annibale senza accettare lo scontro.La difficoltà e l'effetto logoramento di questa tattica si dimostrano chiaramente nel fatto che a Quinto Fabio Massimo fu tolta la fiducia a causa del malcontento popolare che lo definiva "codardo", con la conseguenza della rovinosa (per i Romani) battaglia di Canne.

Ora, è vero che qualcosa sta cambiando, e precisamente la velocità del deterioramento e le aspettative dei prossimi sei mesi, ma siamo pur sempre in un anno per cui è prevista crescita negativa a livello mondiale dal Fondo Monetario (-1,3%) e dove la disoccupazione, già alta, minaccia di raggiungere ben presto livelli storici mai toccati se non durante la Grande Depressione.La spesa delle famiglie e il loro reddito continuano a peggiorare, e la politica monetaria, giustamente sbilanciata in favore della crescita, produrrà quasi certamente un bel po' di inflazione dal 2011 in poi.Ci fa oltre molto piacere osservare che l'indice Baltic Dry, media del traffico nei quattro porti più trafficati al mondo, stia risalendo, così come vediamo con soddisfazione ricrescere i prezzi di alcune materie prime (metalli soprattutto) ma non possiamo dimenticare che anche quando la ripresa sarà una realtà, non più una previsione, i tassi di sviluppo non saranno da favola, salvo imprevisti.

Le notizie si susseguono senza sosta, ma per un annuncio che si ritiene positivo ne arriva poi subito un altro pesantemente negativo: valga per tutti l'annuncio di GM di voler chiudere le fabbriche per riuscire a equilibrare la produzione del secondo semestre.Non crediamo a palingenesi veloci: occorreranno alcuni anni per mettere ordine nei bilanci delle famiglie.

In una situazione simile, vale la pena rischiare l'investimento azionario ? La nostra risposta è "per il momento no".Aspettiamo perciò tempi migliori, e dedichiamo energie alle analisi di Borsa per capire su chi puntare appena se ne presenti l'occasione.



CONCLUSIONI
Tutto come settimana scorsa, perciò. Un 50% in noiosi titoli di Stato a breve, in pronti contro termine e simili; un 30% in titoli corporate di alta qualità e il resto in fondi di fondi hedge.

lunedì 20 aprile 2009

CRISI: A CHE PUNTO SIAMO ?




La sovrabbondanza di dati e informazioni sull'economia tipica dei nostri giorni provoca in molti disagio e una sensazione di spiazzamento: siamo infine fuori della crisi, siamo invece ben dentro, insomma, che cosa possiamo aspettarci?Proviamo a mettere ordine nella congerie di annunci e informazioni quotidiane in modo da leggerle in prospettiva e a fissare alcuni punti fermi che guidino l'analisi del futuro immediato.


IL RIALZO DI BORSA AVVENUTO DAL 10 MARZO A OGGI NON E' DI PER SE' SEGNO DELLA FINE DELLA CRISI

Dai minimi del 9 Marzo 2009 le borse di tutto il mondo sono salite del 15% circa, bordeggiando poi in uno stretto corridoio che non si risolve e cambiare direzione, e lascia tutti col fiato sospeso, sia i rialzisti che già vedono la fine della crisi, sia i ribassisti che scuotono la testa guardando quello che ritengono un altro fuoco di paglia che finirà presto.Dato che il tono di fondo dell'economia non è cambiato nella direzione, che resta negativa e problematica, ma è certamente cambiato riducendo la velocità del deterioramento, pensiamo che i livelli attuali delle borse non siano giustificati e, quindi, ci aspettiamo di poter comprare più in basso; tuttavia tendiamo ad escludere di vedere minimi inferiori a quelli del 9 Marzo scorso e ci aspettiamo piuttosto uno storno di entità significativa dai valori odierni prima dell'estate.

E' LECITO ATTENDERSI UN BIENNIO IN CUI IL RISCHIO PIU' SERIO SIA LA DEFLAZIONE
Nelle stime di un indicatore generale del rischio deflazione, elaborate dagli economisti del Fondo Monetario Internazionale, si ritiene che il paese maggiormente esposto sia il Giappone, seguito dagli Stati Uniti, che hanno negli ultimi sei mesi registrato un aumento vertiginoso del rischio deflazione a causa dell'aumento della capacità produttiva non utilizzata (fabbriche chiuse e persone licenziate) di dimensioni storiche. La tenuta dell'economia c'è stata grazie soltanto allo stimolo eccezionale messo in campo dalla Banca Centrale Americana (FED) e dall'Amministrazione Obama.


E' LECITO CHIEDERSI COME FARANNO LE BANCHE CENTRALI A RITIRARE GLI STIMOLI SENZA CREARE SHOCKS

Le preoccupazioni sull'inflazione prossima ventura, che sembrano contraddittorie con quanto detto sopra, si giustificano se si fanno iniziare i rialzi dell'inflazione dal 2011 in avanti. In effetti è possibile che la grande quantità di moneta creata dalle banche centrali, insieme con i tassi di interesse molto bassi, abbia l'effetto di far crescere i prezzi quando l'attività economica si risolleverà davvero e non avrà bisogno di stimoli esterni; i governi e le banche centrali di tutto il mondo, però, sanno che togliere troppo presto l'ossigeno ai mercati può comportare un brusco ritorno alla recessione, e si rendono conto che i modi per levare le stampelle al malato lasciandolo camminare da sè non sono per nulla sperimentati e sicuri; preferiscono perciò rischiare di dare un po' troppo ricostituente che troppo poco. Da qui il pericolo di inflazione. Ci sentiamo di condividere la linea in voga: non vale la pena preoccuparsi di quando si dovrà stare a dieta se oggi si è macilenti e bisognosi di acquistare peso.


I TASSI DI CRESCITA DELL'ECONOMIA MONDIALE, DOPO IL 2009, NON SEMBRANO ESSERE BRILLANTISSIMI

Eliminando a priori e totalmente la grande risorsa dell'imprevisto (chi poteva prevedere Internet ?) gli economisti più rigorosi (o presunti tali) hanno deciso che i prossimi dieci anni saranno di crescita incerta e poco brillante.Stando ai dati che possiamo osservare con certezza il quadro non è certo dei migliori: la disoccupazione toccherà il massimo questa prossima estate, e vedremo alzarsi il tasso dei fallimenti. Le aspettative sul futuro censite dalle varie indagini presso imprenditori, economisti e responsabili degli uffici acquisti, tuttavia, sono in netto miglioramento.
Teniamo conto, inoltre, del fatto che la cura dimagrante forzosa che la crisi ha imposto alle aziende, insieme con la diminuzione dei costi di molte materie prime, ne ha ampliato i margini. Forse gli utili dei prossimi mesi saranno meno peggio di quanto ci si aspetta.


CONCLUSIONI
Abbiamo atteso un momento più propizio per entrare sui mercati azionari, e non ci sembra il caso di farsi tentare oggi dai prezzi attuali, troppo alti. Su debolezza eventuale che potrebbe realizzarsi da qui alla fine di Maggio pensiamo sia il caso di dedicare alle borse tra il 5% e il 10% del portafoglio.Per ora stiamo alla finestra, parcheggiando un 50% in noiosi titoli di Stato a breve, in pronti contro termine e simili; un 30% in titoli corporate di alta qualità e il resto in fondi di fondi hedge.
Commenti e osservazioni saranno graditi

lunedì 30 marzo 2009

E' PRIMAVERA, SVEGLIATEVI INVESTITORI ! SENZA CORRERE TROPPO




Dopo la valanga di interventi del Governo americano e della FED, sono bastati due dati in controtendenza rispetto alla crisi per galvanizzare gli animi e indurre a pensare che i minimi dello scorso 9 marzo sulle borse sono i minimi del ciclo.La voce isolata di Frank Mobius, gestore di Templeton, che in solitudine aveva detto qualche giorno fa di acquistare in borsa perchè di vero rialzo si trattava, è forse ora destinata ad avere compagni di strada. Tra i primi Barclays Bank, con uno studio denominato "Arrivano i primi germogli".


Vediamo da vicino i dati macro positivi: a) gli ordini di beni durevoli sono aumentati invece che diminuire e b) le vendite di case di nuova costruzione hanno fatto altrettanto.Dopo tante brutte notizie, sarebbe sciocco pensare che una rondine non fa primavera e ricominciare con le giaculatorie e i presagi di lutti, ma sarebbesuperficiale concludere che si è voltato pagina, abbiamo ormai sofferto abbastanza e un giorno radioso si sta aprendo per noi.Intanto le buone notizie sono limitate agli Stati Uniti; nulla del genere per Europa e Giappone, dove solo ieri tutti i dati relativi sia ai consumi sia alle aspettative degli imprenditori erano ai minimi degli ultimi trent'anni. Poi occorrerà attendere altri dati macro che vanno nella stessa direzione e confermano soprattutto una cosa: il consumatore americano, sebbene più risparmiatore che in passato, non rinuncia a vivere anche se con maggior moderazione. Questo vuol dire che, nonostante la disoccupazione crescente e la contrazione del credito, negli Stati Uniti c'è fiducia nell'avvenire.


Certamente hanno giovato e gioveranno i radicali interventi messi in campo dall'Amministrazione Obama. In particolare ci preme sottolineare il piano di acquisto in partneship pubblico/privato dei cosiddetti "attivi tossici", cioè i prodotti derivati che molte banche hanno sul bilancio e di cui è molto difficile stabilire il prezzo esatto. Il piano è stato sbrigativamente definito "un regalo a Wall Street" come se desse luogo solo a vantaggi per i privati e a costi per il pubblico contribuente: le cose non stanno così. Pubblico e privato sono in posizione paritetica, e perderanno o guadagneranno insieme. Il governo garantisce con i soldi pubblici che il piano funzioni, e i privati garantiscono un processo trasparente e competitivo di definizione del prezzo giusto tramite la partecipazione alle aste. E' possibile che qualche privato faccia molti utili partecipando a questo processo: non ci sembra scandaloso però. Lo fa mettendo a rischio una parte di soldi propri, e se ci saranno guadagni saranno divisi al 50% con il Governo. Qualche esempio positivo, poi, indurrà altri più renitenti a intervenire, generando una spirale virtuosa.

LE COSE RISAPUTE E LA GRANDE NOVITÀ DEL MOMENTO

Non è una novità che Europa e Giappone siano al momento gli scolari più asini dell'economia globale, ma i dati usciti questo venerdì mattina lo scrivono a caratteri cubitali: gli ordinativi industriali a Gennaio 2009 sono scesi del 34% nel nostro continente, mentre i dati di Febbraio sulle vendite al dettaglio nel paese del Sol Levante segnano -6% e i prezzi sono gli stessi di un anno fa.

Ma se queste notizie altro non fanno che incupire i toni di una vicenda già nota dobbiamo invece registrare un segnale nuovo che sancisce ufficialmente il ritorno della Cina sull'arena globale come attore principale di politica economica.Un po' sgomitando tra loro, un po' concertando la raffica di dichiarazioni, i protagonisti della politica cinese sono saliti in cattedra per dare lezioni all'Europa e al Giappone, senza dimenticare gli Stati Uniti. Così Zhou Xiaochuan, Governatore della Banca Centrale Cinese, si è permesso di criticare i governi che non stanno prendendo decisioni rapide per stimolare l'economia, dopo aver addirittura suggerito la settimana scorsa la creazione di una "supervaluta" globale che sostituisca il dollaro USA. " I governi devono stimolare l'economia per ristabilire la fiducia sui mercati e sconfiggere il protezionismo", ha dichiarato Xie Xuren, Ministro delle Finanze. Wang Qishan, vice premier, ha proposto in un articolo sul Times di oggi che il G-20, che si riunirà il 2 Aprile, stabilisca un calendario per modificare i diritti di voto nelle istituzioni quali il Fondo Monetario Internazionale e dare alle nazioni in via di sviluppo più voce in capitolo sui temi finanziari.


L'afasia euro-giapponese dovrà cessare e trovare qualche risposta adeguata a simili sollecitazioni: il vertice di giovedì prossimo ci darà qualche lume al riguardo. Per ora, la baldanza cinese è sicuramente un fattore di ripresa del ciclo economico, dato che utilizza il dirigismo del Partito per muovere masseingenti di denaro e di uomini là dove ce n'è bisogno: ora i dirigenti si fanno forti dell'efficienza del processo che prescinde dal consenso democratico, domani le tensioni sociali potranno far evolvere il quadro politico.

CONCLUSIONI

Impossibile dire con certezza se il mercato borsistico abbia toccato il fondo il 9 marzo scorso, o se ci aspetti un minimo ulteriore tra due o tre mesi. Certo ora la possibilità di ripresa, pur fragile, ha un quadro macroeconomico di fondo con elementi di reale novità.Prendiamo coraggio e dedichiamo qualche energia in più a selezionare i migliori cavalli di borsa su cui salire, con piccole somme e gradualmente. Non cambiamo drasticamente allocazione del portafoglio; è presto per strategie offensive.Monetario e bond la fanno ancora da padroni, con il profilo più rischioso interpretato dai fondi di fondi hedge.

Stelvio Bo

domenica 22 marzo 2009

E' PRIMAVERA. VIA SULL'ALTALENA !



Marzo pazzerello era una costante delle scuole elementari di quarant'anni fa: nel 2009 insieme con un inverno gelido come "quelli di una volta" è tornata anche la variabilità meteorologica del mese anfibio tra inverno e primavera, sia nel clima sia sui mercati finanziari.

L'indice dei primi cinquecento titoli della Borsa di New York (S&P 500) è salito del 17% tra il 9 e il 19 marzo, segnando il maggior rialzo settimanale dal 1939, e i titoli finanziari dell'indice stesso hanno messo a segno un + 54%!Il dollaro americano, che aveva fatto registrare il massimo quadriennale contro Euro solo il 4 Marzo scorso, ha perso il 7% in una settimana, dando ilvia ad un rialzo generalizzato di tutto ciò che ha il prezzo in dollari: Petrolio a 51 USD al barile, Rame +5% (+29% da inizio anno), Oro +8% a 959 USD per oncia. Le valute legate a economie basate su materie prime (dollaro canadese, australiano e neozelandese) hanno messo a segno il loro balzo settimanale (+6% circa).
Come abbiamo verificato a nostre spese a metà 2008, ciò che accade a New York viene in qualche modo replicato in tutto il mondo, e così è stato dall'Asia all'Europa.
Nessuno pensa che il rialzo di Borsa sia duraturo, e questo potrebbe allungargli la vita. Tuttavia il consenso sulla episodicità della ripresina di Marzo è fondato su argomenti solidi come la roccia, dei quali vorremmo sottolineare il principale, cioè il venir meno del consumatore americano come propulsore della crescita. Il patrimonio complessivo delle famiglie statunitensi ammontava a circa 55 trilioni di Euro prima della crisi, circa 37 volte il PIL italiano attuale: la discesa dei prezzi immobiliari e il crollo della borsa hanno eroso circa il 40% del valore di tali beni. Mancano pertanto all'appello 20 trilioni di attivi, per ricostruire i quali le famiglie stanno radicalmente cambiando il loro stile di vita e di spesa: riduzione dei debiti e dei consumi, aumento del risparmio e "nuova frugalità" stanno facendo tendenza, tanto che alla fine del 2009 il tasso di risparmi potrebbe tornare al 10% dei tempi belli.

L'enorme, e ancora poco percepito, cambiamento macroeconomico rende giustizia ai programmi abnormi di spesa pubblica (destinati solo ad aumentare) e agli interventi eccezionali della Federal reserve, la Banca cemtrale USA. In fondo stiamo parlando di circa quattro trilioni di dollari (tre dalla Fed e uno dal Governo), somma stratosferica ma pur sempre pari ad un quinto della ricchezza distrutta dallo scoppio della bolla immobiliare e dalle sue nefaste conseguenze.
Occorre poi dire che agli sforzi del Governo Federale si oppongono le riduzioni di bilancio degli Stati e delle singole municipalità: Illinois da un lato,Philadelphia e New York dall'altro stanno proponendo aumenti sensibili di tasse e contemporanee riduzioni di spesa pubblica. La tendenza si farà necessariamente via via più marcata col passare dei mesi.

Le critiche che iniziano a montare sugli interventi dell'Amministrazione Obama hanno qualche merito se rivolte ai metodi, un po' consunti e privi di fantasia, con cui i democratici si stanno comportando, ma mancano clamorosamente il bersaglio quando amplificano le paure inflazionistiche, tema che si svilupperà nel 2010 e oltre, e non vedono il fosso della depressione in cui il mondo rischia di cadere se non intervengono i poteri pubblici usando forzosamente il portafoglio dei cittadini.L'esercito dei disoccupati ingrossa le sue file e col dato di Marzo, previsto a -750.000, potrebbe toccare il 8,6% della forza lavoro, record degli ultimi 26 anni.
Ma leggendo il futuro negli indici relativi all'economia, confrontando indicatori contingenti e ritardati, un economista noto per il suo realismo pessimista azzarda l'ipotesi, sottolineo l'ipotesi, che la recessione possa toccare il fondo all'inizio dell'estate prossima (David Rosemberg, BofA/Merrill Lynch).


UNA VOCE POCO FA

A margine diamo conto di un episodio poco noto: Otto Bernhardt, capo del Gruppo di Politica finanziaria CDU/CSU al Parlamento, ha detto che esiste un piano di salvataggio pronto per nazioni della UE in difficoltà di bilancio (si pensa a Irlanda e Grecia). Prontamente smentito da BCE e Ministero delle Finanze tedesco, il rapporto della Reuter sulle incaute dichiarazioni rivela comunque che anche la vecchia Europa ha le idee chiare sul fatto che occorre essere pronti a tutto per non far precipitare una situazione ancora potenzialmente esplosiva.
Non possiamo infine non menzionare quel che ci sembra un piccolo colpo di genio: l'aumento di cubatura previsto nei provvedimenti governativi berlusconiani è una risposta italianissima alla crisi. Una cosa è certa, funzionerà alla grande, nonostante l'opposizione dei titolari di rendite che sfruttano a dovere le miriadi di poteri e autorizzazioni per taglieggiare il tessuto economico del paese.


CONCLUSIONI
Il rialzo attuale di borsa è da prendere a prestito, non da comprare. Cautela nell'ammontare di risorse dedicato allo scopo: consigliamo non più di un 5% ascopo di allenamento. Ci sarà modo di cavalcare rialzi ben più interessanti fra qualche mese.
Il grosso del portafoglio va mantenuto al sicuro anche se rende poco. Titoli governativi, titoli obbligazionari di emittenti industriali di alta qualità, titoli bancari (con qualche cautela in più).
Per le avventure più rischiose, ma con profitto, restiamo convinti che i fondi di fondi hedge siano in pista per un anno positivo.


Stelvio Bohttp://t.contactlab.it/c/2000448/118/126687/185

lunedì 16 marzo 2009

LA CRISI: TEMPO DI NUOVI GIUDIZI E NUOVI METODI


di Stelvio Bo
http://t.contactlab.it/c/2000448/117/126148/182



(Scena del film "The Wrestler", con Mickey Rourke)

Per la prima volta da sessant'anni a questa parte il Fondo Monetario prevede che il Prodotto Interno Lordo mondiale sia negativo. I numeri relativi a produzione, vendite, crescita del PIL di moltissime nazioni, e in particolare diquelle più ricche ed evolute, segnano per i primi mesi del 2009 i record negativi degli ultimi decenni.I mercati azionari, non paghi dello scivolone del 2008, sono scesi pesantemente anche nei primi settantadue giorni di quest'anno, salvo il piccolo rimbalzo di questa settimana. William Poole, ex Governatore della FED di St. Louis, Missouri, ha rilasciato un'intervista dicendo che gli USA sono in una "situazione terribile", guidati da autorità che sono incerte su come evitare il salvataggio di società finanziariee su come smontare gli aiuti già prestati. Insomma, la confusione è grande sotto il cielo.

Un Gruppo di 20 paesi (G 20), composto da Argentina, Australia, Brasile, Canada, Cina, Francia, Germania, India, Indonesia, Italia, Giappone, Sud Corea, Messico, Russia, Arabia Saudita, Sud Africa, Turchia, U.S.A., U.K. e Unione Europea ha riunito i suoi ministri finanziari in questo fine settimana per tentare di segnare alcune linee guida comuni e coordinate di uscita dalla crisi. Ne è scaturito come principale risultato il raddoppio dei denari a disposizione del Fondo Monetario Internazionale (500 miliardi di dollari USA) per aiutare i paesi in difficoltà, in particolare quelli dell'Est Europa.Per il resto, la posizione USA di rifiuto di regolamentare gli Hedge Funds e quella europea di rifiuto di maggiori deficit pubblici per stimolare l'economia non sono cambiate.

In realtà, lo stato di salute degli Stati Uniti è peggiore di quello europeo: là il rischio di deflazione (generale abbassamento dei prezzi e debolezza dell'attività economica) è molto più alto che in Europa. L'utilizzo degli impianti produttivi è a livelli bassissimi (71%) mai più visti dai primi anni '80, mentre i consumatori sono a metà del loro percorso da zero risparmi verso il livello equilibrato del 10%. In Europa, invece, per citare solo un esempio, il tasso di risparmio dei tedeschi è passato in Febbraio dal 10,5% al 11,8%. Inoltre, negli USA la velocità di circolazione della moneta sta drasticamente abbassandosi: le famiglie consumano meno e le aziende rinviano le decisioni di investimento.Nella settimana in arrivo avremo la riunione della FED il 17 e il 18, ed una serie abbondante di dati sulla produzione, l'inflazione e lo stato di salute dell'immobiliare negli USA: i dati attesi sono negativi, e non faranno che confermare lo stato di grande debolezza dell'economia.Abbiamo però al contempo una mossa della FED che va sicuramente lodata, e contesta nei fatti le critiche malevole del suo ex Presidente di St. Louis: comincerà infatti il 17 marzo ad essere operativa la TALF, cioè una linea di credito volta a far rivivere il mercato del credito al consumo e degli ABS (Asset Backed Securities). Le banche e finanziarie che hanno cessato di lavorare su questi mercati potranno riprendere la loro attività con una certezza in più: i crediti derivanti dalle loro erogazioni potranno essere acquistati, in assenza di compratori di mercato, dalla FED stessa, e ciò fino all'ammontare di mille miliardi di dollari. Se su questi mercati si seguirà la spirale virtuosa che già la FED ha sperimentato con la carta commerciale, dove il mercato si è ripreso grazie alla presenza della Banca Centrale, la TALF potrà a poco a poco rientrare avendo svolto egregiamente il suo ruolo di supplente.Tutto ciò si chiama "CREDIT EASING" o agevolazioni al mercato del credito, ed è ben diverso e più efficace delle agevolazioni consistenti in semplice aumento di moneta utilizzate senza molto costrutto dal Giappone negli anni scorsi (QUANTITATIVE EASING).

Gli sforzi dei politici sono in piena espansione, dove più (Stati Uniti), dove meno (Europa). La strada è tuttavia lunga e impervia: le previsioni del PIL 2009 sono da record negativo per entrambi nel primo semestre: -3,8% per noi e -5 % per gli americani. Una differenza marcata dovrebbe invece vedersi nella seconda metà dell'anno, dove gli Stati Uniti avrebbero due trimestri da +3% pompati dal piano Obama, mentre l'Europa resterebbe in frenata, sebbene meno marcata, terminando il 2009 a -3,5%.



CONCLUSIONI
Ogni mercato ribassista ha i suoi rialzi: il presente non farà eccezione. Già abbiamo intravisto qualcosa; potremmo vedere di più e di meglio fra qualche mese, quando le indicazioni macroeconomiche peggioreranno via via di meno, e poi quando i primi frutti degli stimoli pubblici daranno il loro dividendo.Scommettere oggi sui rialzi di borsa ci appare ancora azzardato, a meno di non tenere un'ottica di medio-lungo termine, considerando i corsi abnormemente bassi come il prezzo di altrettante opzioni call sull'esistenza della società quotata fra qualche anno. A questi patti società solide e beneficiarie di flussi di cassa certi (per tutti autostrade ed elettricità) potrebbero formare oggetto di piccole allocazioni.Per il resto, la caccia ai corporate bonds per un 20% darà interessanti remunerazioni, e il resto del portafoglio in monetario e titoli di Stato a breve permetterà strategie vincenti più oltre. Non dimentichiamo infine i fondi di fondi hedge, che dall'inizio del 2009 hanno fatto in due mesi ottimi risultati.
Stelvio Bohttp://t.contactlab.it/c/2000448/117/126148/183

domenica 8 marzo 2009

GUERRA ALLA DEPRESSIONE

di Stelvio Bo






(Russel Crowe in Cinderella Man, e James J. "Jim "Braddock )


Nel 1934 James J. Braddock è un ex-pugile finito. Come tanti tira avanti con un lavoro temporaneo e con i soldi della allora miserevole assistenza statale; eppure dentro di lui è rimasta la voglia di rivincita e una ragione per lottare, la moglie e i figli. Il suo ex-manager lo va a cercare per proporgli una chance di guadagno: lo sfidante di un campione in ascesa e in carriera per avvicinarsi alla sfida col campione del mondo, si è infortunato, e il pugile ha bisogno di un rimpiazzo per inanellare un'altra vittoria e non perdere tempo. Braddock si presta per i 200 dollari della borsa ma, contrariamente, ad ogni aspettativa, stende il più giovane e quotato avversario. Sarà l'inizio di un'improbabile, eroica, ascesa fino alla sfida col campione del mondo, il temibile Max Baer, che aveva già ucciso due rivali sul ring. La storia vera ha ispirato uno dei più bei film degli ultimi anni, e all'epoca rappresentò per molti americani un esempio e una speranza.


C'è una grande differenza tra gli anni '30 e il 2009 negli Stati Uniti odierni grazie allo sviluppo straordinario dei sistemi pubblici di solidarietà sociale, e il parallelo va fatto con un grano di sale. Tuttavia è difficile negare la gravità dei due dati seguenti: - uno su undici tra gli americani titolari di mutui è inadempiente o già vittima di espropriazione forzata; - uno su sette americani è disoccupato o sotto-occupato (lavora part-time anche se vorrebbe un lavoro a tempo pieno). Quest'ultimo dato si ottiene tenendo conto dello stato dell'occupazione ufficiale testimoniato dai dati ministeriali, ed è indubbiamente il più grave di tutti, dal momento che perdere la propria casa è un trauma grave, ma perdere il lavoro senza prospettive di riaverne un altro in tempi brevi è molto peggio, e genera nel tempo guasti sociali e personali potenzialmente devastanti.


Diciamo questo di fronte a dati macroeconomici che continuano a comporre una catena di segnali negativi che toccano non più soltanto i tassi di interesse dettati dalla FED e dalla BCE, oppure il livello degli ordinativi industriali, o ancora le fluttuazioni al ribasso della ricchezza finanziaria misurata dalle borse valori, ma i fattori determinanti del benessere sociale, il primo dei quali è la possibilità di lavorare e sostenere la propria esistenza materiale e spirituale. Quello che le banche centrali potevano fare dal lato dei tassi di interesse è stato fatto: la BCE, maglia nera del gruppo, ha comunque abbassato giovedì 5 marzo il tasso refi al 1,5%, minimo storico, e sembra pronta a ridurlo ulteriormente fino a 1% prima di Maggio 2009; molte banche, seguendo la FED americana, sono prossime allo 0% (UK, Svizzera, Canada, ...).


I governi invece hanno ancora spazio per ampliare il raggio del loro intervento: è probabile che oltre agli sforzi messi in cantiere nei primi mesi del 2009, assisteremo ad altre azioni ecc,ezionali e ad un progressivo ampliarsi della sostituzione della mano pubblica alla spinta propulsiva dei consumatori e delle imprese, fiaccata dalla crisi. L'Europa, per la quale si ipotizza un anno con il PIL a -3%, non potrà sostituire gli USA; toccherà forse alla Cina unico paese per il quale si prevede un aumento del PIL pari al 8% , dare un contributo decisivo al ritorno della fiducia nel futuro. Milioni di persone che mediamente risparmiano il 30% del loro reddito dovrebbero affacciarsi al mondo dei consumi portando i risparmi al 10%, livello a cui lentamente stanno tornando gli Stati Uniti dopo l'ubriacatura del credito facile e il livello di risparmi a 0% o negativo (oggi siamo al 5%).


I livelli più bassi toccati dalle Borse nel 2008 sono stati abbondantemente superati, e non sembra finita qui. Resta la considerazione che oggi l'appetibilità dei titoli azionari è aumentata moltissimo, e occorre seguire da vicino gli sviluppi giorno per giorno per non perdere i primi segnali positivi, che però oggi non sono ancora visibili.


CONCLUSIONI

Ormai i paragoni tra gli indici di borsa e i livelli negativi raggiunti nel passato devono risalire indietro nel tempo di più di dieci anni (la Borsa italiana, con il Mibtel a 10.836 punti, segna un livello visto l'ultima volta nel 1996).Si avvicina sempre più un periodo in cui i prezzi saranno talmente falcidiati dalle pessime notizie e da atteggiamenti negativi da indurre a comprare. Segnaliamo che ciò potrebbe avvenire tra aprile e maggio prossimi, e potrebbe essere per un rialzo importante, magari di durata trimestrale; sarà da cavalcare con prudenza senza farsi prendere la mano.Resta valido il giudizio di Bernanke, Presidente FED, che per uscire dalla crisi ci vorranno tre anni.Perciò, per il momento non ci muoviamo dall'allocazione finora seguita: 60-70% in liquidità, monetario e titoli di Stato; 20% in titoli corporate di alta qualità, 10% in fondi di fondi hedge a bassa volatilità.A Primavera inoltrata ne riparliamo.

Stelvio Bo

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